Lago di Braies: la porta verso il regno dei Fanes (2009) Lake of Braies: the gateway to the Fanes kingdom

11Direttamente al lago sorge la cappella dedicata alla Divina Madre Dolorosa (foto sopra) che appartiene all’ albergo-ristorante: Hotel Pragser Wildsee. È stata costruita nel 1904 come cappella privata della famiglia Hellensteiner, in base al progetto dell’architetto viennese Otto Schmid. L’incarico della progettazione gli era stato conferito da Eduard Hellensteiner, che per desiderio di sua madre Emma Hellensteiner aveva fatto costruire anche l’hotel Lago di Braies. La chiesetta fu costruita per gli ospiti ed i dipendenti dell’albergo. Eduard Hellensteiner però non visse abbastanza a lungo per partecipare alla festa di consacrazione della stessa. Morì il 26 novembre 1903 a Merano, mentre la cappella fu consacrata il 3 luglio 1904, pochi mesi dopo la morte, avvenuta il 9 marzo 1904, anche di “Frau Emma”. La chiesetta tra le montagne, entrata nella storia ecclesiastica, gode la fama di luogo di pellegrinaggio, molti alpinisti infatti vi entrano per pregare prima di avventurarsi sulle cime dolomitiche. Anche l’erede al trono dell’Impero austro-ungarico, l’arciduca Francesco Ferdinando, che nell’estate 1910 soggiornò all’hotel “Lago di Braies” con la sua famiglia, si recava volentieri a pregare nella cappella dedicata alla Madonna, così come lo fece poco prima di essere assassinato a Sarajevo il 28 giugno 1914. In questi luoghi arrivarono i 139 ex prigionieri speciali del campo di concentramento di Dachau, provenienti da 17 nazioni che erano stati deportati dalle SS nelle Alpi e dovevano essere a disposizione del capo della polizia nazista Dr. Ernst Kaltenbrunner per le trattative con gli alleati. Tra gli internati vi erano l’ex cancelliere austriaco Kurt von Schuschnigg, l’ex primo ministro francese Léon Blum nonché familiari del colonnello Claus Schenk conte di Stauffenberg (che il 20 luglio 1944 compì l’attentato ad Adolf Hitler). I prigionieri italiani più famosi erano invece Mario Badoglio, figlio del Capo di Governo italiano, Tullio Tamburini e Eugenio Apollonio, capo e vice-capo della Polizia nella Repubblica di Salò e alcuni generali. Nell’aprile 1945 i prigionieri vennero trasportati da un Sonderkommando delle SS da Innsbruck a Villabassa nell’Alta Pusteria, dove il 30 aprile 1945 la Wehrmacht li liberò dalla prigionia. La Wehrmacht ne assunse la protezione e li portò all’hotel “Lago di Braies”, dove il 4 maggio 1945 vennero consegnati alle truppe americane. Passati sotto la loro tutela, furono suddivisi in due convogli e portati nel sud Italia. L’odissea attraverso mezza Europa si concluse finalmente a Capri, ma la cappella, insieme all’albergo, da allora è entrata a far parte della storia europea.

Directly to the lake stands the chapel dedicated to Divine Mother Pain (photo above) belonging to the hotel-restaurant: Hotel Pragser Wildsee. It was built in 1904 as the private chapel of the Hellensteiner family, according to the design of Viennese architect Otto Schmid. The design assignment was conferred on him by Eduard Hellensteiner, who for the sake of his mother Emma Hellensteiner had also built the hotel Lake Braies. The church was built for guests and employees of the hotel. Eduard Hellensteiner did not live long enough to attend the consecration party of the same. He died on November 26, 1903 in Merano, while the chapel was consecrated on July 3, 1904, a few months after his death on March 9, 1904, also of “Frau Emma”. The church in the mountains, entered into ecclesiastical history, enjoys the reputation of a pilgrimage site, and many mountaineers come in to pray before venturing into the dolomite summits. Even the heir to the throne of the Austro-Hungarian Empire, Archduke Francesco Ferdinando, who in the summer of 1910 stayed at the hotel “Lake Braies” with his family, gladly went to pray in the chapel dedicated to Our Lady, so as he did shortly before being assassinated in Sarajevo on June 28, 1914. In these places came the 139 former special prisoners of the Dachau concentration camp coming from 17 nations who had been deported from SS to the Alps and had to be available to the boss of Nazi police Dr. Ernst Kaltenbrunner for talks with the allies. Among the interns were former Austrian Chancellor Kurt von Schuschnigg, former French Prime Minister Léon Blum, and colonel Claus Schenk, Stauffenberg Count (who on July 20, 1944 committed the attack on Adolf Hitler). The most famous Italian prisoners were Mario Badoglio, son of the Italian Government Chief, Tullio Tamburini, and Eugenio Apollonio, Chief of Police in the Republic of Salò and some generals. In April 1945, the prisoners were transported by a Sonderkommando SS from Innsbruck to Villabassa in Upper Pusteria, where on 30 April 1945 the Wehrmacht freed them from prison. The Wehrmacht took over the protection and took them to the “Braies Lake” hotel, where on May 4, 1945, they were handed over to American troops. Under their protection, they were divided into two convoys and taken to southern Italy. The odyssey through half Europe eventually ended in Capri, but the chapel, together with the hotel, has since become part of European history.
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Come ci ricorda il pannello, siamo nel Parco Naturale Fanes-Senes-Braies.

As the panel reminds us, we are in the Fanes-Senes-Braies Nature Park. 13
Lo specchio d’acqua (è il caso di ribadirlo guardando la foto) è attorniato da un comodo sentiero che ne permette il giro completo.

The water mirror (it is the case to emphasize it by looking at the picture) is surrounded by a comfortable path that allows it to complete the tour.
14Lago di Braies con vista frontale su: da sx. Monte Muro (2458 m.) Croda del Becco (2810 m.)  Piccola Croda del Becco (2750 m.) e Punta della Quaira di Senes (2659 m.)

Braies Lake with front view on: from sx. Mount Muro (2458 m) Crod of Beak (2810 m) Small Beak Crod (2750 m.) and Peak Quaira of Senes (2659 m.)
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Nelle Dolomiti si racconta che, una volta all’anno, due misteriose figure femminili compaiono a bordo di una barca, sulle limpide acque blu del Lago di Braies. La loro storia si perde negli anni che furono ed è una storia di guerra, di amore, di tradimento che inizia nell’antico regno di Fanes. Alle origini di questa leggenda c’è l’alleanza delle regina di Fanes con il popolo delle marmotte. Un’alleanza che la regina tiene segreta quando prende come marito, un re straniero. Il nuovo re, ambizioso e guerrigliero, stringe invece un’alleanza con l’aquila fiammeggiante. A qualche anno dal matrimonio, la regina dà alla luce due gemelle: Dolasilla e Lujanta. La madre, di nascosto, affida Lujanta alle marmotte come pegno dell’alleanza, ricevendo in cambio una piccola marmotta. Anche il re deve dare un pegno analogo all’aquila e affida le sue figlie ad un servo per far si che rechi al Monte Nuvolau ad effettuare lo scambio. Il fagotto consegnato al perfido rapace, però, non contiene una bimba, bensì la piccola marmotta, abilmente e segretamente sostituita dalla regina in accordo con il servo. Il servo, di ritorno dal Nuvolau, viene sorpreso dal perfido stregone Spina de Mul, che gli appare sotto forma di un mulo mezzo putrefatto. Lo stregone cerca di rapire la piccola principessa, ma fortunatamente interviene un giovane principe Duranno, di nome Ey de Net, che annienta lo stregone colpendolo con un sasso. Spina dal Mul, cadendo, perde una preziosa gemma chiamata “Rajëta”. Ey dal Net la raccoglie e la dona alla piccola Dolasilla che viene riportata sana e salva al castello di Fanes. Trascorrono parecchi anni e quando Dolasilla raggiunge la maggiore età, il re di Fanes, sempre più rapito dalla sua ambizione, decide di recarsi con un gruppo di soldati alla ricerca del tesoro del Lago d’Argento e di portare con se anche la principessa. Durante le ricerche nei boschi e tra le rocce che circondano il lago, i soldati trovano una scatola contenente un pezzo di pelliccia di ermellino e della strana polvere grigia. La consegnano alla principessa. Improvvisamente, compaiono tre nani che supplicano Dolasilla di donar loro la scatola. I nani sembrano disperati e la principessa, piena di compassione, li accontenta. Riconoscenti, i tre magici esserini la ricompensano rivelandole che, gettando la polvere nel lago, avrebbe potuto veder fiorire il tesoro. Le lasciano anche la pelliccia, dicendole di usarla per farsi fare una corazza: il suo destino è quello di diventare una valorosa guerriera. Come in ogni incantesimo, però, c’è una condizione. Dolasilla non dovrà però in nessun modo andare in battaglia qualora la pelliccia cambiasse colore. Nel tesoro del Lago d’Argento, Dolasilla trova inoltre delle frecce incantate e infallibili, che portano negli anni successivi molte vittorie al suo popolo. Dolasilla viene incoronata come “stella” dei Fanes ed è, oltre che l’unica erede al trono, la vera eroina di Fanes. Grazie ai poteri della figlia, l re di Fanes soddisfa le sue mire espansionistiche e conquista, ettaro dopo ettaro, tutto il territorio che circonda il regno. Non riesce più ad accontentarsi di nulla. Una notte, però, le comparve in sogno il Principe dei Cajutes, ucciso durante una battaglia, che la esortò a smettere di combattere con le armi fatate e di portare pace nel regno. Dolasilla, turbata dal sogno, ne parlò col padre. Ma il re, tutto preso dalle mire espansionistiche, se ne infischiò e continuò a coinvolgere la figlia in nuove battaglie. Ma qualcuno, tramava alle spalle della famiglia reale. Il perfido stregone Spina de Mul, che aveva cercato di rapire Dolasilla quand’era in fasce, sobillava le popolazioni in modo che si unissero contro i Fanes. Non solo. Aveva iniziato a cercare Ey de Net, il giovane principe Duranno che salvò la principessa dal tentativo di rapimento. Spina dal Mul voleva che si avvicinasse a Dolasilla per condurla fuori dai combattimenti e impedire all’esercito di usare le frecce infallibili. Ey de Net, rintracciato, accettò la proposta dello stregone e incontrò Dolasilla nella battaglia di Fiames. Il perfido stregone, però, studiava un tradimento: attese il momento propizio e poi, nella concitazione del combattimento, ferì gravemente Dolasilla. Il principe, che rivedendo la splendida fanciulla aveva provato un tuffo al cuore, la portò subito in salvo offrendole le prime cure. Poi, la riportò al castello tra le braccia dei genitori. Ma non si sentiva tranquillo, temeva che lo stregone, assetato di potere, potesse cercare di nuovo di uccidere la principessa. Così, il principe si rivolse alla potente maga Tsicuta, che lo consigliò di fare forgiare dai nani del Latemar uno scudo per la protezione della principessa. Uno scudo che fosse tanto pesante da non potere essere portato da nessun altro all’infuori di lui. Dolasilla nel frattempo guarì e il re, anch’egli preoccupato della sua incolumità, commissionò ai nani del Latemar uno scudo che potesse proteggerla anche da armi fatate. I nani pensarono che si trattasse dello stesso scudo richiesto da Ey de Net e costruirono solo un esemplare, di una pesantezza inaudita. Quando lo scudo venne portato al castello di Fanes, nessuno fu in grado di alzarlo. Venne indetto un concorso tra i soldati e i cittadini: chi fosse riuscito ad alzarlo, sarebbe stato ammesso al seguito di Dolasilla con l’incarico di proteggerla. Ey de Net, camuffando le sue origini regali, si presentò a corte e fu l’unico ad alzare lo scudo. Così ricominciarono le battaglie e i successi, con Dolasilla in prima linea e Ey de Net al suo fianco. Il legame tra i due ragazzi si fa sempre più stretto e dopo alcuni mesi, Ey de Net chiede al re la mano di Dolasilla, che desidera smettere di combattere. Ma il re, a queste parole, si adira ed invece di benedire l’unione dei due innamorati, bandisce Ey de Net dal regno. Dolasilla, col cuore infranto, dichiara al padre che non andrà mai più a combattere senza il suo amato. Il re di Fanes è senza via d’uscita: proprio adesso che aveva deciso di conquistare la Valle Aurona, ricchissima d’oro, si ritrova senza Dolasilla e le sue armi stregate, che finora gli avevano garantito il successo in tutti i territori che aveva invaso. La sua fame di potere è impossibile da placare e il re cede ad un’alleanza maledetta. Tradisce il suo popolo stringendo un patto con dei nemici, desiderosi di ribellarsi contro il regno di Fanes, affinché lo aiutino a conquistare l’oro dell’Aurona. Il Re si nasconde sul Lagazuoi, mentre Fanes viene attaccata dal nemico. Attende che i suoi alleati, come pattuito, lo ripaghino del suo tradimento con i tesori conquistati a Fanes e lo aiutino poi a conquistare le ricchezze dell’Aurona. Ma non tutto va come previsto. Di fronte al pericolo di un’invasione, Dolasilla si sente costretta ad impugnare le armi per salvare la sua gente, si getta nella battaglia. In quei giorni, Ey de Net si trova al Lech de Lunedes, dove le fate Mjanines gli appaiono improvvisamente, per metterlo al corrente del tradimento del re di Fanes. Non solo … riceve una terrificante profezia: l’imminente morte della principessa amata, a cui il perfido mago Spina de Mul sta preparando una trappola per metter fine una volta per tutte al regno di Fanes. Cavalcherà a lungo per salvarla, ma non ci riuscirà. È ormai la sera prima della battaglia finale e Dolasilla cavalca sconsolata sui prati dell’Armentara rimpiangendo i momenti felici con il suo principe. Improvvisamente viene circondata da tredici strani bambini, che la convincono a regalar loro tredici delle sue frecce. Ecco il piano di Spina de Mul: uccidere Dolasilla con le sue stesse armi. I bambini non erano altro che una sua stregoneria. L’indomani Dolasilla nota che la sua corazza è diventata scura e ricorda la profezia delle fate del lago. Capisce di essere in grave pericolo, tuttavia non rinuncia a combattere. Il tragico presagio diviene realtà dopo poco: Dolasilla viene colpita al cuore dalle sue frecce infallibili. Spina de Mul è trionfante. Corre subito sul Lagazuoi e pietrifica il re traditore, trasformandolo in roccia. Nel frattempo, a Fanes è il caos. L’esercito batte in ritirata e la regina ormai è sola. Non le resta che chiedere aiuto alle alleate marmotte, cui aveva affidato la gemella di Dolasilla quand’era ancora in fasce. Le marmotte mandano Lujanta a Fanes. La principessa, che tutti scambiano per Dolasilla, conduce in salvo il popolo presso il Morin di Salvans, nel regno sotterraneo delle marmotte. Il popolo è salvo, ma resta imprigionato nel regno delle marmotte. Fanes infatti viene distrutta e la battaglia finale sulla Furćia dai Fers viene vinta dai nemici. Da allora, una volta all’anno, Lujanta e la regina compaiono in una barca sul Lago di Braies, sotto il quale si troverebbe una porta che conduce all’ ultimo rifugio dei Fanes che sono ancora in attesa del tempo promesso, nel quale conosceranno di nuovo pace e prosperità.

In the Dolomites it is said that once a year, two mysterious female figures appear on board a boat on the clear blue waters of Lake Braies. Their history is lost in the years that they were and is a story of war, love, betrayal beginning in the ancient reign of Fanes. At the origin of this legend there is the alliance of the queen of Fanes with the people of the marmots. An alliance that the Queen keeps secret when she takes her as a husband, a foreign king. The new, ambitious, guerrilla king, instead, clings to an alliance with the flaming eagle. A few years after marriage, the queen gives birth to two twin sisters: Dolasilla and Lujanta. The mother secretly entrusts Lujanta to the marmots as a pledge of the alliance, receiving in return a small marmot. The king must also give a pledge similar to the eagle and entrust his daughters to a servant to let him go to Mount Nuvolau to exchange. The bundle delivered to the rabid perfume, however, does not contain a child, but the small marmot, cleverly and secretly replaced by the queen in agreement with the servant. The servant, coming back from the Nuvolau, is surprised by the wicked witch Spina de Mul, who appears to him in the form of a half-throttle mule. The sorcerer tries to kidnap the little princess, but fortunately a young prince Duranno, named Ey de Net, intervenes, who extinguishes the wizard by hitting him with a rock. Plug from the Mul, falling, loses a precious gem called “Rajzett”. Ey from the Net collects her and gives it to the little Dolasilla who is brought back healthy and saves the castle of Fanes. They spend several years and when Dolasilla reaches the age of majority, the King of Fanes, increasingly abducted by his ambition, decides to go with a group of soldiers looking for the treasure of the Silver Lake and bring with him the princess. During searches in the woods and among the rocks surrounding the lake, soldiers find a box containing a piece of ermine fur and strange gray powder. They give it to the princess. Suddenly, there are three dwarves begging Dolasilla to give them the box. The dwarves seem desperate and the princess, full of compassion, content them. Recognizing, the three magical beings reward him by revealing that, throwing dust on the lake, he could see the treasure blossom. They also leave her fur, telling her to use it to make a shell: her destiny is to become a valiant warrior. As in any spell, though, there is a condition. Dolasilla will not have to go to battle anyway if the fur change color. In the treasure of the Silver Lake, Dolasilla also finds enchanted and infallible arrows, which in the following years bring many victories to his people. Dolasilla is crowned as Fanes’ star and is, besides the only heir to the throne, the true heroine of Fanes. Thanks to the powers of her daughter, the king of Fanes fulfills her expanse and gains, hectare after hectare, all the territory around the kingdom. He no longer enjoys anything. One night, though, the Prince of the Cajutes, who was killed during a battle, came to her in a dream, urging her to stop fighting with fairy weapons and bring peace to the kingdom. Dolasilla, disturbed by the dream, talked to her father. But the king, all taken up by his expansionist skills, began to engage his daughter in new battles. But somebody drifted behind the royal family. The wicked Spina de Mul wizard, who had tried to kidnap Dolasilla when he was in the bands, tempered the people so they joined the Fanes. Not only. He had started looking for Ey de Net, the young prince Duranno, who rescued the princess from the abduction attempt. Mulder from Mul wanted him to approach Dolasilla to take her out of combat and prevent the army from using the infallible arrows. Ey de Net, tracked down, accepted the wizard’s proposal and met Dolasilla in the Battle of Fiames. The wicked wizard, however, was studying a betrayal: he waited for the propitious moment, and then, in the intimidation of the fight, he seriously injured Dolasilla. The prince, who, seeing the gorgeous young girl, had felt a heartbeat, took her away immediately, offering her first care. Then, she brought her back to the castle in the arms of her parents. But he did not feel silent, fearing that the sorcerer, thirsty for power, might try to kill the princess again. Thus, the prince turned to powerful Tsicuta himself, who advised him to forge the Latemar dwarfs a shield for the protection of the princess. A shield that was so heavy that it could not be brought by anyone other than him. Dolasilla in the meantime healed, and the king, also worried about his unhealthyness, commissioned the dwarfs of Latemar a shield that could protect her from fairy-tales. The dwarves thought it was the same shield as Ey de Net and they only built a specimen of an unheard-of heaviness. When the shield was brought to Fanes Castle, nobody was able to raise it. A contest was launched between soldiers and citizens: whoever managed to raise him would be admitted to the pursuit of Dolasilla with the task of protecting him. Ey de Net, disguising his gifts, came to court and was the only one to raise the shield. So the battles and successes began again, with Dolasilla in the front line and Ey de Net at his side. The ties between the two guys get tighter and after a few months, Ey de Net asks the king for Dolasilla’s hand, who wants to stop fighting. But the king, in these words, adores and instead of blessing the union of the two lovers, bans Ey de Net from the kingdom. Dolasilla, with a broken heart, declares to his father that he will never again fight without his beloved. The king of Fanes is out of the way: right now that he had decided to conquer the Aurona Valley, rich in gold, he finds himself without Dolasilla and his astonished weapons, which so far had guaranteed success in all the territories he had invaded. His power hunger is impossible to appease, and the king gives a damned alliance. He trades his people by tightening a covenant with enemies, eager to rebel against the reign of Fanes, to help him conquer the gold of the Auron. The King is hiding on the Lagazuoi, while Fanes is attacked by the enemy. He expects that his allies, as agreed, repay his betrayal with the treasures won in Fanes and then help him to conquer the riches of the Auron. But not everything goes as expected. Faced with the danger of an invasion, Dolasilla feels compelled to hold arms to save his people, throws himself into the battle. In those days, Ey de Net is at Lech de Lunedes, where the Mjanines fairies appear to him suddenly to inform him about the treachery of the King of Fanes. Not only … he receives a terrifying prophecy: the imminent death of the beloved princess, to whom the spiderman Spina de Mul is preparing a trap to end once and for all in the reign of Fanes. He will ride for a long time to save him, but he will not succeed. It is now the night before the final battle and Dolasilla rides unconscious on the Armentara meadows, shaking happy moments with her prince. Suddenly he is surrounded by thirteen strange children who convince him to give them thirteen of his arrows. Here’s Spina de Mul’s plan: killing Dolasilla with his own weapons. The children were nothing but a sorcery. The next day Dolasilla notes that his armor has become dark and recalls the prophecy of the fairies of the lake. He understands that he is in serious danger, but he does not give up fighting. The tragic predation becomes reality shortly afterwards: Dolasilla is struck at the heart by its infallible arrows. Spina de Mul is triumphant. Run straight on the Lagazuoi and petrifice the treacherous King, turning it into rock. Meanwhile, Fanes is chaos. The army is in retreat and the queen is alone. He had only to ask for help from the marmot allies, whom Dolasilla’s twin had entrusted to when he was still in the bands. The marmots send Lujanta to Fanes. The princess, who swears for Dolasilla, leads the people to the Morin of Salvans in the underground realm of marmots. The people are alive, but remain imprisoned in the realm of marmots. In fact, Fanes is destroyed and the final battle on Frencia by Fers is won by the enemies. Since then, once a year, Lujanta and the queen appear in a boat on Lake Braies, beneath which there is a door leading to the last refuge of the Fanes who are still waiting for the promised time, in which they will know new peace and prosperity.
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Imprigionato per sempre nella roccia sopra la Forcella Travenanzes a 2507 metri il volto di Falzarego (ovvero Falza-rego = Falso Re dei Fanes). Secondo la leggenda appena descritta, venne pietrificato come estrema punizione per aver tradito il suo popolo.

Imposed forever in the rock above the Forcella Travenanzes at 2507 meters the face of Falzarego (Falza-rego = False King of the Fanes). According to the legend just described, it was petrified as an extreme punishment for betraying his people.
23Il lago di Braies, considerato la perla delle dolomiti è patrimonio umanitario dell’Unesco, meritevole quindi di una tutela particolare. Il sentiero che costeggia il lago è ben tenuto e percorribile anche da chi cammina poco anche se questo percorso è sulla sponda occidentale, piano e largo, mentre sulla sponda orientale è ripido e stretto, con alcune scalinate. Per gli amanti dei dati e dei numeri, il suo perimetro è di 3,5 chilometri mentre se volete farvi il bagno sappiate che la profondità massima raggiunge i 36 metri con una media di 17 metri mentre la temperatura in superficie non supera quasi mai i 18°, risultando quindi un po’ freddina.

The Lake of Braies, considered the pearl of the Dolomites, is UNESCO’s humanitarian heritage, deserving of particular protection. The path that runs along the lake is well maintained and accessible even by those who walk a little, even though this route is on the western shore, flat and wide, while on the east shore it is steep and narrow, with some staircases. For data lovers and numbers, its perimeter is 3.5 kilometers, and if you want to bathe you know that the maximum depth reaches 36 meters with an average of 17 meters while the surface temperature almost never exceeds 18 °, resulting in a little cold.
25Croda del Becco (2810 m. ) e Piccola Croda del Becco (2762 m.).
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Il lago è percorribile pure con la barca, rigorosamente a remi, utilizzando questa palafitta per salirvi o scendere.

The lake is also possible with the boat, strictly rowing, using this pile to climb or descend.

 

Fausto Forni © Tutti i diritti riservati.


 

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